CURA DEL REFLUSSO GASTROESOFAGEO

Il reflusso gastroesofageo è una condizione che si verifica quando i succhi gastrici, contenuti nello stomaco, per ragioni particolari, aggrediscono le pareti dell’esofago. Gli effetti di questo fenomeno si traducono in rigurgito acido e bruciore retrosternale.

Normalmente, questa condizione si verifica dopo i pasti e, talvolta, le cause sono da ricercarsi proprio nel tipo di cibo consumato. Al netto della condizione anamnestica del paziente, è comunque opportuno ricordare che il passaggio di acidi dallo stomaco all’esofago è fisiologico nell’organismo: ciò che va accertato è la radice, patologica o meno, di tale fenomeno.

In entrambi i casi, tuttavia, è possibile intraprendere una cura del reflusso gastroesofageo attraverso comportamenti alimentari e uno stile di vita tali da ridimensionare gli effetti di questa condizione. Le statistiche dicono che circa il 20% della popolazione occidentale soffre di questo disturbo in misura più o meno grave mentre, sempre secondo le statistiche, il reflusso gastroesofageo affligge in maniera consistentemente inferiore le popolazioni asiatiche.

Reflusso gastroesofageo: sintomatologia.

La cura del reflusso gastroesofageo si concentra su due aspetti principali: il primo, quello che riguarda il trattamento dei sintomi cosiddetti “tipici”, ovvero il bruciore retrosternale e il reflusso acido: in questo caso, il trattamento prevede degli accorgimenti nella dieta e la somministrazione di farmaci da banco. Il secondo aspetto della cura del reflusso gastroesofageo si concentra invece sul trattamento della sintomatologia a carico delle pareti dell’esofago che spesso, a causa di questa condizione, vanno incontro a lesioni di varia entità.

Quest’ultimo aspetto si stima che colpisca il 35% delle persone affette da questa condizione patologica. Va ricordato che il fenomeno delle lesioni dell’esofago, la cosiddetta esofagite, è stato riscontrato presso i pazienti che accusavano quotidianamente il disturbo da reflusso. Possiamo concludere che si tratta quindi di un sintomo che si presenta al cronicizzarsi della patologia.

Le cause.

Il reflusso gastroesofageo si configura come un effetto che subentra a causa di una minore resistenza alla pressione da parte dello sfintere esofageo. Questo fenomeno, che si verifica normalmente durante l’assunzione di bevande o cibi, ingenera la sintomatologia al superamento di una determinata soglia temporale, cioè gli acidi permangono più del dovuto a contatto con le pareti esofagee, o spaziale, ovvero gli acidi risalgono eccessivamente lungo l’esofago, provocando il reflusso acido.

La pressione della giunzione tra stomaco ed esofago è variata dalla dieta, dall’assunzione di farmaci, da particolari condizionamenti ormonali del paziente. Per questa ragione, una cura del reflusso gastroesofageo completa, tiene conto della storia anamnestica del paziente, delle sue abitudini alimentari e del suo stile di vita. Condizioni speciali come la gravidanza o l’obesità sono condizioni particolarmente favorevoli per la comparsa del reflusso gastroesofageo.

Fattori che accentuano il fenomeno da reflusso.

La sintomatologia associata alla patologia, che determinerà la tipologia di cura del reflusso gastroesofageo e che si verifica più frequentemente, è la pirosi retrosternale nella quale il bruciore si irradia a partire dall’esofago; l’altro sintomo che spesso accompagna il reflusso gastroesofageo è il rigurgito, o reflusso, acido e consiste proprio nella risalita degli acidi fino in bocca, con conseguente sensazione spiacevole e fastidiosa.

Il verificarsi dei sintomi spesso converge con determinati momenti della giornata, ad esempio dopo l’assunzione dei pasti o, in genere, al risveglio o dopo essersi coricati.

Un altro episodio che potrebbe condurre alla comparsa dei sintomi è il riversare il corpo in avanti improvvisamente, ad esempio nell’atto di raccogliere un oggetto o aggiustarsi il nodo alle scarpe; in questo caso, il movimento repentino e un’eventuale pressione allo stomaco, possono portare i succhi gastrici a risalire l’esofago con conseguenze, ormai, ben note.

Sintomi meno frequenti.

È utile menzionare alcuni sintomi meno frequenti che potrebbero rendere necessarie analisi più approfondite, per favorire una cura del reflusso gastroesofageo più appropriata. Tali sintomi sono più rari da associare alla malattia e, spesso, in mancanza dei sintomi tipici, possono condurre a diagnosi errate se svolte senza tenere conto di test più specifici.

Tra i sintomi definiti “atipici” contiamo la sensazione di nodo alla gola, nausee e difficoltà digestive, dolore toracico (simile a quello di natura cardiaca), laringite cronica con interessamento delle corde vocali, quindi raucedine e voce bassa, ancora singhiozzo frequente, asma e insonnia.

Sono stati registrati anche casi sintomatici di otite media a seguito di reflusso gastroesofageo. Come si può notare, molti di questi sintomi atipici sono comuni di altre patologie, per questa ragione, alla loro comparsa, si consiglia una visita approfondita per escludere patologie peggiori.

Se in presenza di sintomi atipici è più difficile stabilire una cura del reflusso gastroesofageo appropriata, senza ulteriori test, con quelli tipici è sicuramente più immediato ricorrere a trattamenti adeguati.

Diagnosi del reflusso gastroesofageo.

La cura del reflusso gastroesofageo avviene, in un primo momento, somministrando farmaci gastroprotettori per un lasso di tempo determinato, durante il quale si monitora la situazione. Infatti, trattandosi di una patologia tendenzialmente episodica, potrebbe essere sufficiente usare accorgimenti prima o dopo i pasti per regolarizzare l’acidità gastrica.

Tuttavia, qualora il trattamento non dovesse dare i risultati sperati, e se la sintomatologia si aggrava con casi di anemia, dimagrimento incontrollato, vomito e via discorrendo, si rivela necessario intervenire con esami più invasivi, volti a verificare le condizioni e l’integrità dell’esofago.

Esami specialistici.

La cura del reflusso gastroesofageo è più appropriata al caso del paziente se la patologia viene diagnosticata attraverso esami specialistici. Questi esami si avvalgono di strumentazione ad alto tasso tecnologico e hanno la finalità di monitorare e/o recuperare campioni analizzabili (biopsie).

Un primo esame di monitoraggio è l’Esame Radiologico del tubo digerente, durante il quale al paziente è somministrato un liquido di contrasto che evidenzia le funzioni di esofago e stomaco, fino al primo tratto di intestino tenue.

La gastroscopia (EGDS) consente, attraverso l’uso di un sottile tubo flessibile, di indagare esofago, stomaco e duodeno, con la possibilità di recuperare materiale biologico dalla mucosa per svolgere esami di laboratorio più approfonditi.

Per la valutazione della corretta motilità dell’esofago ci si può riferire agli esiti della manometria esofagea, che ha lo scopo di monitorare la peristalsi attraverso l’inserimento di un sondino nel naso e nella somministrazione di acqua a piccoli sorsi da parte del paziente.

Si può ricorrere, infine, alla Ph-impedenzometria delle 24 ore che, attraverso l’inserimento di un sondino nello stomaco, collegato wireless a un palmare, monitora per 24 ore la produzione e la quantità di agenti acidi e non acidi nello stomaco; l’analisi dei risultati conduce, quindi, a una diagnosi più precisa, e di conseguenza a una cura, del reflusso gastroesofageo.

Trattamenti e cure per il reflusso gastroesofageo.

Si intende, per cura del reflusso esofageo, quel trattamento finalizzato non solo alla risoluzione dei sintomi, ma anche al loro non verificarsi più. Per questa ragione, accanto ai trattamenti medici, è opportuno che la persona affetta da tale patologia prenda seriamente in considerazione alcune modifiche allo stile di vita cominciando a preferire l’attività fisica, i cibi leggeri ed eventualmente una dieta per riavvicinarsi al proprio peso forma.

Il fumo, il consumo frequente di alimenti acidi come agrumi, caffè o cioccolato, sono fattori di rischio che hanno un ruolo di primo piano nella comparsa del reflusso gastroesofageo.

Attenzione poi a coricarsi subito dopo i pasti, sarebbe meglio attendere almeno tre ore da quando si è finito di mangiare, mentre a cena è consigliabile un pasto leggero.

Cure farmacologiche.

Oltre alle correzioni alimentari, si può ricorrere a medicinali quali: antiacidi (utili per il trattamento sintomatico, ma inefficaci nel trattamento dell’esofagite, oltre a causare effetti indesiderati come diarrea o stipsi), H2 antagonisti (che però potrebbero perdere di efficacia se usati frequentemente per lunghi periodi), gli inibitori della pompa protonica (che agiscono dopo 48 ore ma hanno un ruolo di primo piano nella protezione di lesioni a carico della mucosa gastrica) o farmaci pirocinetici, che favoriscono lo svuotamento dell’esofago e dello stomaco in tempi più brevi (quest’ultimi possiedono notevoli controindicazioni, è importante rivolgersi a un medico per pianificare al meglio il trattamento).

La prevenzione e la cura del reflusso gastroesofageo vanno di pari passo, trattandosi di un disturbo molto frequente e contrastabile attraverso accorgimenti non medici come uno stile di vita sano, un’alimentazione corretta e il giusto tempo che intercorre tra i pasti e il coricamento.

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