POLIPOSI GASTROINTESTINALE: COS’È E COME SI TRATTA

La poliposi gastrointestinale giovanile è una malattia rara, che ha un’incidenza che si colloca tra 1/100000 e 1/15000 casi all’anno. Viene distinta in tre tipologie, dipendenti dalla localizzazione dei polipi, e sono: poliposi giovanile generalizzata del tratto GI superiore e inferiore, poliposi giovanile del colon e la poliposi giovanile dello stomaco.

Si tratta di una patologia che interessa quindi il tratto digestivo, sia la parte superiore, che quella inferiore. La gravità di tale condizione è da attribuirsi alla natura benigna o maligna dei polipi. Il polipo è infatti una porzione di tessuto che si origina sulla parete dell’intestino e si sviluppa verso l’alto con, solitamente, una sintomatologia blanda legata a piccole quantità di sangue occulto nelle feci.

Se il polipo intestinale si sviluppa contestualmente al formarsi di una massa maligna, siamo in presenza di un tumore al colon. Non è raro che il tumore al colon si sviluppi su di un polipo adenomatoso precedentemente benigno.

Tipologie di polipi intestinali.

I polipi intestinali si suddividono in due categorie: adenomatosi (neoplastici) e non adenomatosi (non neoplastici).

Della prima fanno parte i polipi sessili (piatti, che non si sviluppano verso l’alto) e peduncolati (che si sviluppano in altezza, più agevoli da rimuovere) e la loro incidenza va dal 7 al 50%, con la percentuale maggiore solitamente affetta dalla presenza di polipi di piccole dimensioni.

Parliamo di polipo singolo, o polipi multipli, quando il loro numero è compreso tra 1 e 100, mentre parliamo di poliposi gastrointestinale quando i polipi superano il numero di 100 e si distribuiscono, come visto in precedenza, lungo tutto il tratto digerente.

I casi di poliposi gastrointestinale sono legati più di frequente a una particolare condizione genica familiare. I tratti interessati dai polipi intestinali sono il retto, il sigma, con una diminuzione di frequenza verso il cieco.

L’insorgenza di tale condizione è, come detto, da ricercarsi anche nella storia anamnestica familiare, dal momento che molti dei pazienti affetti da polipi presentano la cosiddetta poliposi adenomatosa familiare.

Polipi intestinali adenomatosi neoplastici.

I polipi intestinali adenomatosi neoplastici sono quelli più problematici, hanno cioè maggiori possibilità di degenerare in maligni. Istologicamente, questi adenomi vengono divisi in adenomi tubulari, adenomi tubulovillosi o adenomi villosi.

Questi ultimi sono la tipologia che più di frequente cancerizza. Tuttavia, è errato dire che qualsiasi polipo adenomatoso sia già di per sé un carcinoma (identifichiamo con questo termine i tumori originati nei tessuti epiteliali quali derma, mucose, pareti interne di vasi e organi e via discorrendo), infatti, le caratteristiche con le quali si indaga la potenzialità cancerosa di un adenoma neoplastico riguardano il rapporto tra dimensioni, tipo istologico (vedi sopra) e grado della displasia (bassa, moderata, elevata).

A titolo puramente indicativo, un adenoma di 1 cm avrà un’incidenza maligna dell’1%, la quale sale al 10% per adenomi di dimensioni comprese tra i 2 e i 3 cm, fino al 30% nel caso di adenomi superiori ai 3 cm.

Altre tipologie di polipi intestinali.

Dei non adenomatosi non neoplastici fanno parte i polipi intestinali iperplastici, amartomi (legati alla condizione genica familiare), polipi giovanili, pseudo polipi, lipomi, leiomiomi e altri tumori più rari.

Quelli legati all’infanzia e all’età giovanile, solitamente, crescono più dell’apporto ematico conferitogli e ciò ne causa l’auto-amputazione durante o dopo la pubertà.

Il trattamento, in questi casi, è urgente solo in presenza di forti episodi emorragici o in casi di invaginazione, cioè il fluire di una porzione di tessuto in un’altra.

Per i polipi giovanili che non si auto-amputano è frequente una degenerazione tumorale, ma di questa condizione non si sa se sussista un numero di polipi intestinali tale da indurre a decifrarne la quantità minima destinata a causare tale degenerazione.

Sintomatologia.

Riguardo ai sintomi legati alla presenza di qualche forma di polipi intestinali, serve ribadire che la causa primaria delle difficoltà legate al loro riconoscimento è da attribuirsi alla loro natura asintomatica.

Come precedentemente notato, uno dei sintomi più esaustivi della presenza di polipi intestinali riguarda la comparsa di sangue nelle feci.

Trattandosi, però, nella maggioranza dei casi, di presenza occulta, risulta estremamente complicato accorgersi della loro presenza. Il che pone un accento molto rilevante sul ruolo che ha la prevenzione, nella gestione dei polipi intestinali.

Uno dei fattori da tenere in grande considerazione è il tempo. Come abbiamo visto, la caratteristica dei polipi intestinali che degenerano in carcinomi si trova nella natura, inizialmente benigna, di tali lesioni che, nel tempo, può degenerare in carcinoma.

Statisticamente, oltre i 50 anni si hanno maggiori probabilità di sviluppare un tumore a partire da un polipo intestinale non trattato.

Ci sono poi casi sintomatici che tradiscono una grave urgenza di intervento, poiché frequentemente associati alla natura maligna dei polipi intestinali. Tali sintomi gravi sono la comparsa copiosa di sangue o muco nelle feci, episodi diarroici frequenti, perdite rettali e conseguenti stati anemici.

Maggiori sono le dimensioni del polipo, maggiore è il suo tasso di malignità. Coliche addominali possono subentrare in caso di grandi polipi intestinali che interrompono la normale peristalsi.

Diagnosi.

Diagnosticare la presenza di polipi intestinali o di poliposi gastrointestinale è un’operazione non semplice.

Come abbiamo visto, a causa di sintomi difficilmente visibili, se non i gravi e più rari casi, capita che la diagnosi dei polipi intestinali giunga a seguito di altri esami. Tuttavia, non appena si sia rivelata chiaramente la presenza di un polipo o polipi intestinali multipli, lo step successivo è una colonscopia.

La colonscopia dovrà essere approfondita, dal momento che dovrà ricercare tutti i polipi intestinali presenti, verificando quindi l’estensione sul tessuto e, contemporaneamente, acquisire campioni per la biopsia e/o procedere direttamente alla loro esportazione.

Proprio riguardo all’esportazione, possono quindi giungere a compimento due scenari: il primo, il più auspicabile, equivale ad una operazione riuscita e si ha quando il polipo è stato sezionato dal tessuto agilmente, presentando una sezione netta, alla quale fa seguito l’estrazione, dopo un accurato follow-up endoscopico; il secondo caso è quello in cui il sezionamento col resto del tessuto non risulta ben definito: a questo scenario fa seguito una resezione segmentaria del colon e, inoltre, dal momento che il tessuto sul quale poggia il polipo è un accesso al sistema linfatico e per monitorare l’insorgenza di metastasi linfonodali, il paziente in questo quadro clinico dovrà sottoporsi a controlli equivalenti a quelli destinati ai pazienti con tumore al colon.

Prevenzione e accorgimenti alimentari.

Chiarita la problematicità legata al riconoscimento dei sintomi e quali siano i metodi di escissione, vediamo ora quali accorgimenti tenere in conto per scongiurare la formazione o l’aggravarsi di polipi intestinali.

Il primo alleato al quale rivolgerci per scongiurare il rischio di insorgenza, o degenerazione, dei polipi intestinali è proprio la dieta.

Una dieta equilibrata tiene in gran conto la presenza di fibra vegetale, sia solubile, sia insolubile. La fibra vegetale ha diversi scopi benefici, in primis derivati dalla fermentazione ad opera della flora batterica che concorre alla produzione di acidi grassi a corta catena, i quali hanno triplice funzione di contrastare la proliferazione di patogeni, rallentare la putrefazione e nutrire la mucosa, con conseguente miglior assorbimento dei nutrienti e miglior evacuazione di sostanze tossiche.

La fibra solubile (propria dei vegetali) produce una sostanza vischiosa che trattiene acidi biliari e altre tossine, per favorirne l’eliminazione, la fibra insolubile (presente nei cereali) ha invece lo scopo di trattenere acqua per accrescere la massa fecale e diluire le sostanze cancerogene, velocizzandone l’espulsione. Inoltre, la fibra vegetale conferisce all’organismo numerosi antiossidanti che concorrono a mantenere ottimale lo stato di salute dell’organismo.

Attenzione, poi, all’eccessivo consumo di carni rosse e grassi saturi che, al contrario, favoriscono l’insorgenza di polipi intestinali e la loro degenerazione in cancro del colon-retto. Contribuiscono a tale condizione la scarsa attività fisica, il tabagismo, l’alcolismo e l’obesità.

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